Nel ‘68 si gridava ‘fantasia al potere’, ci siamo vicini, no? Quando tutti avanzano pretese e ‘vorrei’ e vengono ascoltati ci si avvicina, e siccome da decenni martellano con il ‘vorrei sposarmi’, Cameron deve essersi confuso: “sono per il matrimonio gay in virtù del mio essere conservatore”, pura allucinazione. “L’impegno è un valore dei conservatori”, “il mondo è grigio, il mondo è blu”.
Cuccuruccucù.
Pensiamo che sia uno scivolone e speriamo che Cameron si rialzi presto.
Dalla storia dell’Outing List e relativi commenti emergono alcune cose. La principale è che neanche se sei gay puoi esprimerti contro le unioni di fatto, i diritti gay, le adozioni a omosessuali.
Resti comunque un omofobo.
Quindi serve davvero un attestato per potersi esprime in materia.
Emerge anche l’assioma: “se uno è omofobo, è in realtà un omosessuale latente” —> omofobo = omosessuale. Allora ‘omosessuale’ è una minaccia? un’offesa? una prospettiva vincente? Non si capisce.
Anche con questo scherzo ben orchestrato il ddl Concia resta inutile.
Come già in Australia, anche in Gran Bretagna l’indicazione del sesso sul passaporto risulterà insignificante ai fini dell’identificazione di sè. Nome e cognome devono bastare, forse il colore degli occhi e l’altezza.
Non sia mai che qualche gay si senta poco identificato dall’indicazione M o F. O che i trans si trovino in imbarazzo perché rinnovano il passaporto a operazione ancora non terminata.
A questo aggiungete i genitori A e B, che per certi ordinamenti hanno soppiantato il padre e la madre, e la tendenza incomprensibile di alcune coppie (pochissime!) di crescere i figli senza che abbiano indizi del proprio sesso (niente fiocchi rosa o blu, niente lui o lei), o la coppia lesbo australiana che veste da femmina il figlio adottato di 6 anni.
…e comunque chi ha sporto denuncia al tribunale internazionale dell’Aja contro i crimini per pedofilia, non capisce nulla di diritto.
E se vogliamo dirla tutta, accusare il capo di un’istituzione che per primo ha denunciato quel crimine nella sua organizzazione, è davvero da fessi.
(Che poi il tribunale internazionale dell’Aja sia inutile, è un altro capitolo…)
Un tour operator può richiedere a un’agenzia per il proprio cliente una guida turistica bionda o mora, uomo o donna, esperta o giovane… E’ successo, forse per la prima volta, che un tour operator canadese, abbia richiesto una guida turistica dichiaratamente gay per un gruppo omo-geneamente omo-sessuale. Può anche essere stato un gesto di cortesia, per evitare di far sentire a disagio qualcuno mentre qualcun altro, molto più facilmente, si sarebbe sentito ‘a casa’. Ma immaginate il contrario: un gruppo di texani con cappelli da cowboy, si trova a girare tra tutti uomini (capita per lavoro o per mille altri interessi) e per non evocare Brockeback Mountain chiede espressamente una guida non gay, possibilmente donna, giovane e sexy. Sarebbero null’altro che sessisti, retrogradi ed omofobi, vero? Ma c’è un elemento che se fosse vero, darebbe ancora più da pensare, ovvero che la scelta del tour operator gay sia finalizzata a un tour ‘di genere’, come se fosse un club di amanti di fiori che vuole ripercorrere le specie di rose nelle diverse rappresentazioni artistiche, o un circolo letterario che vuole vedere le ispirazioni di Goethe nell’arte senese (il tour era diretto a Siena e non so neanche se Goethe sia mai stato a Siena). E’ lecito, sia chiaro.. il mondo è vario, ma se sono i gay i primi a istituire cultura, hobby, interessi e turismo di ‘parte’ o ‘gaii’, cosa sperano di ottenere? La cosa che non sta in piedi, in questo come in mille altri casi, è definirsi per il gusto sessuale (proprio come se fosse un circolo di interessi artistici, religiosi o culinari), e ammettere di conseguenza diventare tour operator, medico o deputato perché si va o non si va con gli uomini. Lascio a voi pensare al risvolto della medaglia o alle conseguenze di questo ragionamento. Per non parlare del business dietro queste dinamiche: i gay hanno per forza di cose maggiore potere d’acquisto, e quindi ogni meccanismo che spinge verso il gay-friendly è incentivato da logiche di mercato…non è mercificazione anche questa? A Siena c’è stata polemica e la presidente delle guide turistiche cittadine si è opposta per policy professionale interna. In realtà sono liberi di scegliersi la guida che vogliono, sono pur sempre i clienti, purché sappiano che non c’è un diritto del lavoro gay e che stanno semplicemente usando logiche di mercato, le stesse per cui tante ragazze lavorano solo perché sono sexy.
Ci eravamo persi questa trovata degli svedesi, ma grazie a Pisapia e a Google è tornata fuori (l’idiozia ovviamente non è frutto di Google).
Trattasi della tanto emancipata Svezia, dove un padre non può educare un figlio e farsi intendere con un ceffone, pena la galera (cosa da matti: come si permette uno Stato di inserirsi nell’educazione familiare?). Ecco, la Svezia ha partorito gli Asili dove i bambini non si distinguono tra maschi e femmine. Trattasi di distorsione alla ennesima potenza del concetto di uguaglianza. L’aver messo in piedi un asilo del genere è raccapricciante (nel senso che urta la ragione umana).
E’ vero che ognuno ha diritto di proporre il suo modello educativo. Ma appunto è un diritto che nessuno gli toglie, e che poichè nessuno gli toglie qualcuno deve poter commentare. E’ un esempio lampante di Diritto Incivile, e riaffronteremo l’argomento più avanti, in quanto primo esempio da manuale ;)
L’asilo gay-friendly: sensibilizzazione in fasce alla (in)civile battaglia per il multi-culti familiare.
La civiltà gay ringrazia. Secondo la proposta del PD che potrebbe essere adottata su Milano (trovi qui dettagli, io francamente preferisco non divulgare la crassa ignoranza di qiesti), d’ora in poi i figli -degli altri- potranno essere educati e sensibilizzati come vogliono i gay e le lesbiche.
Il PD aveva dato buoni segnali a Bologna, e ora invece torna nel baratro. La cosa che più ci disarma è che tale Pierfrancesco Majorino abbia dichiarato: “ho letto il libro a mio figlio e da padre lo consiglio agli altri padri. Mi piacerebbe anche che i bambini potessero discuterne tra di loro»:
A- Sono bambini dell’asilo, e non va disturbato il loro sacrosanto gioco con letture edificanti.
B- Questo personalismo è nauseabondo: “a mio figlio” “da padre consiglio” “mi piacerebbe”. Un politico deve dimenticarsi la sua misera esistenza e pensare a qualcosa di più elevato.
C- Le discussioni sono l’anima del bar italiano medio che alimentano la dotta ignoranza e probabilmente nel PD se ne fanno tante, ma soprattutto…
D- …All’asilo hanno appena imparato a parlare, ma di che cazzo potranno mai discutere?? Vuole aprire un collettivo nel cortile vicino alle altalene l’esimio Majorino? E magari istituiamo il capo asilo che modera il cineforum per la prossima primavera, perchè dopo gli Oscar bisogna pur che si confrontino questi virgulti della civiltà min.cul.pop. gramsciana….
Non c’è bisogno di aggiungere altro. Ogni sensibilizzazione statale fa danni, questa fa solo ridere. Anche perchè, se mai verranno lette le storie gay-friendly, saranno i bambini dell’asilo i primi a rifiutarle: è l’età in cui l’aspetto decisivo dell’esistenza è l’essere figlio, il legame con padre e madre è determinante, l’età in cui serve la mamma a ogni “seduta” igienica e il babbo per cacciare i mostri quando fa buio. Delle famiglie di altri, a loro che sono la quintessenza del sano egocentrismo, non gliene potrà fregare di meno.
A proposito di diritti. Il diritto al lavoro non esiste.